Original: The things you own, end up owning you – Fight Club, 1999

Fight Club è uno dei miei film preferiti; certamente si piazza nella Top Three e si gioca il secondo / terzo posto con American History X (al primo posto, indiscusso, Via col Vento).  

La prima volta che lo vidi, ormai vent’anni or sono, fu una piacevole scoperta perché, non conoscendone minimamente la trama, mi aspettavo un film sui circoli clandestini di boxe.

Per poi trovarmi invece di fronte ad una rappresentazione metaforica del disagio esistenziale profondo che caratterizza la società moderna.

Trovo che molte delle citazioni valgano la pena d’essere ricordate, una di queste l’ho anche tatuata.

Quella di cui ti parlo qui, oggi però non mi è “arrivata subito”. Ho dovuto rifletterci molto prima di coglierne quello che a mio avviso è il suo significato più profondo.

Abbiamo spesso la tendenza a lasciare che siano le nostre proprietà materiali ad identificare noi ed il nostro valore.

L’automobile, il telefonino, l’orologio di prestigio, ma anche tutte le “cianfrusaglie” con cui riempiamo le nostre case e le nostre vite e che ci danno un’illusione di valore e sicurezza.

Ritengo che ogni oggetto, come le persone, abbia un’anima e sia destinato ad essere utilizzato per ciò per cui è nato, è stato ideato e costruito.

Ma ho realizzato che casa mia è piena di oggetti che, al contrario, pur essendo perfettamente funzionali e funzionanti, in realtà non stanno perseguendo il loro scopo ed anzi, passano le giornate completamente inutilizzati.

Ho provato ad immaginare come mi sarei sentita io se non avessi avuto uno scopo nella vita o se l’avessi e non potessi lavorare quotidianamente per raggiungerlo.

E’ una sensazione che in realtà conoscevo bene perché era quella che provavo fino a pochi mesi fa, prima di capire di voler diventare una coach.

Ho dunque raccolto un po’ di oggetti inutilizzati e li ho donati ad una associazione del mio paese che si occupa dell’integrazione e del sostegno di ragazzi disabili.

In questo modo queste cose non solo avranno l’opportunità di essere utilizzate per lo scopo per cui sono nate, ma questa azione per me ha molto più significato e valore del possesso di quegli oggetti in sé.

In fondo, “one person’s trash is another person’s treasure” (lo scarto di una persona è il tesoro di un’altra)

E a quelli che obiettano dicendo che “le cose buone si fanno in silenzio, senza raccontarlo” rispondo che non è così. Che spesso le cose buone non si fanno non perché si è cattivi, ma perché semplicemente non ci si pensa, che certe possibilità esistano.

Fare la coach è anche questo. Invitarti a pensare, portare alla tua attenzione opportunità e possibilità di fare qualcosa che non hai mai fatto prima e che possa aggiungere significato e valore alla tua vita.

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